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Piccolomini : uno scrittore filogino. La Raffaella : «uno scherzo giovanile», ma fino a che punto?
Romagnoli, Anna

Data: 2010
Resum: L’articolo intende evidenziare come le premesse filogine della Raffaella, per quanto ambigue e poi ritrattate, addirittura come uno scherzo con intenzioni malevole nei confronti delle donne, una loro denigrazione piuttosto che una loro celebrazione, per le connotazioni spregevoli della mezzana e per la rinuncia esplicita a qualsiasi canone di pudore e onestà che non sia un habitus puramente finto, simulato per l’appunto, ma nel senso degenere della parola, trovino in realtà una conferma nell’Istituzione che a prima vista sembrerebbe invalidarle nell’icona della donna paziente. Infatti il diritto femminile al piacere, celebrato nella Raffaella sia come diritto di natura sia in ottemperanza alla concezione veterocortese dell’amore, ancorché involgarita, viene confermato nell’Instituzione all’interno del matrimonio, sia nella edizione del 1542 in cui ancora matrimonio e amor cortese decarnalizzato costituiscono esperienze parallele e i due amori non possono convergere verso il medesimo partner, sia nella edizione del 1560 in cui amore matrimoniale e amor cortese sono nutriti e fruiti reciprocamente dagli stessi partner all’interno della consacrata istituzione matrimoniale. Il marito infatti è chiamato a dare alla moglie quelle «carezze matrimoniali» che solo a lei spettano oltre che a rispettarla e ad amarla. Fedeltà, amore, rispetto non sono più obblighi della moglie soltanto, ma anche del marito che, in quanto sua guida e Pigmalione, plasma con i suoi comportamenti gli stessi di lei, mentre a lei spetta di farsi al meglio eco di lui, anche psicologica, e naturalmente di sopportare le sue eventuali intemperanze, per quanto criticabili, e di svolgere dal canto suo un’azione di guida, ma in punta di piedi, e sapendo tacere. Pur in questo quadro di assoluta dipendenza, tenendo presente i costumi e il diritto dell’epoca, ci sembra di poter cogliere in Piccolomini un sincero interesse a favore delle donne, l’intenzione di migliorarne la condizione, sebbene in chiave ancora paternalistica e ancora all’interno di un’unione matrimoniale per di più fortemente consolidata dall’abolizione sia delle premesse che delle giustificazioni di qualsiasi trasgressione. E di non scarso rilievo ci pare l’avere riconosciuto il diritto delle donne al godimento del piacere fisico nell’alveo di una tradizione abituata a considerarle invece strumento di piacere per l’uomo o a condannarne la colpevole lussuria.
Resum: This article aims to reveal how the philogynist premises of the Raffaella are confirmed in the Instituzione, which at first seems to render them invalid with the icon of the patient woman, despite being ambiguous and then withdrawn; or even as an evil joke about women; a derision rather than a celebration, due to the pejorative connotations of the procurer and the explicit resignation to any canon of modesty and honesty that is not an exclusively fictitious habitus, understood in the pejorative meaning of the word. In fact, the feminine right to pleasure, celebrated in the Raffaella, whether as a right of nature, or following the courtly concept of love, as popularised as it may be, is confirmed in the Instituzione as being at the heart of matrimony, both in the 1542 edition, in which matrimony and decarnalised courtly love are still parallel experiences and the two loves cannot pursue the same partner. This is also seen in the 1560 edition, in which matrimonial love and courtly love are nurtured and enjoyed by the same partners within the consecrated institution of matrimony. The husband, in fact, is called to give the wife those «matrimonial caresses» that only she is given, as well as to respect her and love her. Faithfulness, love and respect are no longer only the obligations of the wife, but rather, of the husband too who, as her guide and Pygmalion, expresses his behaviour with that of his wife, while she must become an echo, even in psychological terms, of him, and naturally she will have to withstand his possible intemperance, condemnable as it may be, and develop a guiding attitude, but always cautiously, and always knowing when to be quiet. Despite this picture of absolute dependency, considering the traditions and rights of the era, it appears to us that a frank interest in women and an intention to improve their condition can be noted in Piccolimini, although in a paternalistic tone and still within the matrimonial union which has become established thanks to the abolition of the premises and justifications of any infringement. It is also relevant to note the recognition of women’s right to enjoy physical pleasure in bed, in a culture used to considering women as an instrument of pleasure for men and to condemning the guilty party for lustful behaviour.
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Llengua: Italià.
Document: article ; recerca ; publishedVersion
Matèria: Dona ; Matrimoni ; Plaer ; Paciència ; Paternalisme ; Donna ; Matrimonio ; Piacere ; Pazienza ; Paternalismo ; Woman ; Wedding ; Pleasure ; Patience ; Paternalism
Publicat a: Quaderns d'Italià, Núm. 15 2010) , p. 129-137, ISSN 1135-9730



9 p, 75.0 KB

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