231 Caietele Echinox, vol. 44, 2023: Memoria storica e discorso letterario José-Ramón López García Memoria e nazione: la poesia dell’esilio repubblicano del 1939 e la Transizione democratica Memory and Nation: The Poetry of the Republican Exile of 1939 before the Democratic Transition P er decenni1, le interpretazioni e le panoramiche egemoniche della sto- ria spagnola del XX secolo hanno fornito Abstract: The poetry of the Republican exile of una visione deficitaria dell’esilio repubbli- 1939 was judged on the basis of some clichés cano del 1939, favorendo ampiamente la that led to the neutralization of its most critical disattivazione delle sue componenti più components. Usually enclosed in the sphere of critiche. Presuntamente ingabbiata in uno a time shift (melancholic and/or utopian), this sfasamento temporale (malinconico e/o poetry testifies an alleged detachment from the utopico), la letteratura dell’esilio, in base a historical, political and cultural challenges of the tali percezioni, dimostrerebbe, di fatto, una Spain of its time. This reading also frequently mancanza di collegamento con le sfide sto- included the Political Transition. After highlighting riche, politiche e culturali della Spagna del the critical possibilities of “reflective nostalgia” as an opening to the social and political dimension suo tempo. È stata questa la lettura più dif- of memory, I analyse the cases of three exiled fusa anche per quanto riguarda il periodo poets who wanted to join the project of the new della Transizione politica spagnola. Ora nation that many wanted to build: Ernestina de che le culture della Transizione stanno Champourcin, Rafael Alberti and José Bergamín. vivendo una fase di revisionismo partico- Keywords: Spanish Republican Exile; Ernestina larmente intensa sarebbe opportuno riva- de Champourcin; Rafael Alberti; José Bergamí; lutare anche le loro relazioni con la com- Memory; Nation. posita eredità dell’esilio repubblicano del 1939. José-Ramón López García La Transizione è stata interpre- GEXEL-Universitat Autònoma de Barcelona, Spain tata come la conferma dell’ingresso della Joseramon.Lopez@uab.cat nazione spagnola nella modernità, met- tendo così fine a un lungo periodo di anti- DOI: 10.24193/cechinox.2023.44.16 modernità, il cui punto culminante era stato raggiunto con la dittatura franchista. Nel contesto dei nuovi consensi sociali 232 José-Ramón López García che potessero garantire una transizione sostanzialmente condannate alla mar- non violenta verso la democrazia, il ruolo ginalità. Per il tema che qui ci interessa, riservato alle culture dell’esilio sarebbe questi due atteggiamenti, di integrazione stato, tutt’al più, quello di testimoni di un e di emarginazione, potrebbero essere ideale di nazione (o di ideali nazionali) il rispettivamente esemplificati dalle figure cui tempo era ormai tramontato. Come di Rafael Alberti e di José Bergamín, sulle parte di un non dissimulato quadro con- quali torneremo più avanti. Nel complesso, cettuale teleologico e non emancipatore, in questa narrazione egemonica, lo spazio l’esilio repubblicano finiva per essere un concesso alle culture repubblicane – in lascito suscettibile di essere rivendicato chiara consonanza con quanto accaduto dalla confortevole torre di guardia della ai loro numerosi discorsi politici3 – rimase monumentalità. Vale a dire, un capitale relegato entro confini molto concreti, per culturale di cui appropriarsi senza indugi, quanto ampi fossero l’interesse, la pub- dal momento che veniva concepito come blicazione e la diffusione di autori e temi un passo ulteriore verso la difficile conqui- legati all’esilio. Ciò significa che non è solo sta della modernità che, presumibilmente, necessario precisare le condizioni del volon- avrebbe caratterizzato la storia della Spa- tario processo di amnesia od oblio che ebbe gna2. I suoi limiti di attuabilità, in ogni luogo4, ma anche constatare come, nono- caso, erano riconducibili a un passato stante l’indubbia (e finanche massiccia) conflittuale (Seconda Repubblica, Guerra presenza della Guerra Civile e dell’esilio Civile, franchismo) che, nella contingenza nei discorsi culturali frutto dell’interesse di della Transizione, prima, e in quella della un ampio spettro sociologico della Spagna democrazia, poi, fu dato per superato. della Transizione5, la trasposizione di que- La Transizione venne intesa come il sto interesse sul piano politico e culturale momento fondamentale nel quale la dit- sfociò, paradossalmente, nella disattiva- tatura franchista consolidava un’apparente zione delle proposte contenute nel lascito sterzata verso un aperturismo democratico repubblicano. che culminò nell’attuale monarchia parla- Così facendo, furono scartate altre mentare. Nella cornice della Transizione e possibilità di riarticolare le relazioni tra della democrazia, le proposte delle culture memoria e storia6. Come ha efficacemente dell’esilio, depurate o alleggerite dei loro evidenziato Mari Paz Balibrea, si compiva contenuti politici, furono generalmente in questo modo una riduzione in termini strumentalizzate per essere annoverate di rappresentazione culturale, grazie alla come elemento di legittimazione di una quale diventava realtà “il sogno di un tempo concordia nazionale che il discorso della circolare dell’esilio”, neutralizzandone, tut- Transizione caldeggiò. È evidente che, tavia, i progetti politici nella costruzione come nel caso di altri movimenti cultu- della nuova nazione democratica7. A tal rali e politici presenti all’interno del paese, fine si rimpiazzò la politica con la cultura, le iniziative degli esuli che, di fronte a facendo di quest’ultima l’alibi del presunto una monarchia parlamentare erede del recupero politico di una eredità repubbli- franchismo, promossero attivamente la cana, i cui prodotti, indipendentemente Repubblica come forma di Stato, furono dalle motivazioni dei soggetti coinvolti in 233 Memoria e nazione: la poesia dell’esilio repubblicano del 1939 e la Transizione democratica queste strategie discorsive, venivano feti- e proprio del Paese, posti lungo i sentieri cizzati come oggetti culturali. In questo di ciò che era stato ma che non era più né senso, e come parte dei debiti della memo- poteva tornare a essere, rinchiusi nel vicolo ria che altri attanti della Transizione spa- cieco dell’intimità come rifugio14. Stando gnola rivendicano, ad esempio l’ambito a questa interpretazione, la nostalgia è della controcultura8, risulta chiaro che le stata concepita, in modo unidimensionale, culture dell’esilio rientrano tra le mancanze come una sorta di malattia sociale che, più evidenti della Transizione, tra cui quella in questo caso, avrebbe colpito le culture di “produrre una memoria condivisibile che dell’esilio rendendole incapaci di azioni serva da base a un’identità spagnola adotta- realmente costruttive. Questa idealizza- bile dalla maggioranza”9. zione del ricordo, inteso come una forma Nelle pagine che seguono, e a titolo di di deliberata fantasia evasiva, condurrebbe esempio di un corpus ben più ampio, vorrei sia all’autoinganno che a un atteggiamento concentrarmi sull’immagine della Spagna passivo verso il presente e il futuro. Per della Transizione in Ernestina de Cham- questa ragione si potrebbe desumere da pourcin, Rafael Alberti e José Bergamín, alcuni giudizi che l’identificazione esilio/ tre poeti dell’esilio che resero effettivo il nostalgia permetta infine di applicare all’e- loro ritorno allo spazio nazionale dal quale silio repubblicano del 1939 ciò che spesso erano stati espulsi10. si attribuisce a quel che Svetlana Boym definisce “nostalgia restauratrice”: “an abdi- cation of personal responsibility, a guilt- Nostalgia della nazione free homecoming, an ethical and aesthet- L a Transizione democratica implicò fecondi intrecci e convivenze di cor- renti poetiche di segno alquanto diverso ic failure”15. Tale prospettiva era già stata convenientemente impiegata nei discorsi culturali del franchismo per incentivare la tra loro11. All’inevitabile confluenza di neutralizzazione politica dell’esilio16. Un differenti generazioni storiche, in quello processo, dunque, di de-ideologizzazione specifico momento vennero a sommarsi che, contraddittoriamente, verrà consoli- la fase de senectute di alcuni grandi nomi dato durante la democrazia da alcune posi- delle avanguardie estetiche e politiche dei zioni antifranchiste, che si aggiungeranno primi decenni del Novecento, la maturità alla spettacolarizzazione commerciale della di alcuni autori del cosiddetto medio siglo12 memoria e alla promozione di proiezioni – la varietà delle cui proposte trascendeva nostalgiche e sentimentali del passato, pur la poesia sociale – e alcuni giovani del ’68 essendo carenti di un autentico peso sto- i cui nomi spaziavano da quelli della ofi- rico e politico17. cialidad novísima13 ai francotiratori della Questo predominante concetto di controcultura. “natura malinconica” è stato associato pre- I bilanci storiografici più esaustivi valentemente alla poesia scritta dagli esuli; hanno definito la poesia dell’esilio come tuttavia occorre tenere presenti altre acce- propria di coloro che erano rimasti bloc- zioni del termine. A questo riguardo, nono- cati nel passato (Seconda Repubblica e stante le tesi di Boym siano, a mio avviso, Guerra Civile), sganciati dal presente vero discutibili per più di un motivo, mi sembra 234 José-Ramón López García invece utile la sua proposta di una “nostal- negli sviluppi successivi alla morte del dit- gia riflessiva”, che implichi una apertura a tatore. Alcuni, come quelli di cui ci occupe- dimensioni sociali e politiche della memo- remo di seguito, poterono fare nuovamente ria in chiave di resistenza e di proiezione ritorno nel loro paese. emancipatrice. L’interpretazione dell’opera di Erne- Una parte sostanziale della poesia in stina de Champourcin è stata condizionata cui si manifesta questa struttura malinco- dal profondo cattolicesimo che segna la nica del sentire è al tempo stesso suscetti- biografia di questa autrice singolare, che, bile di essere letta come una critica politica dal 1952, ancora in esilio in Messico, entrò allo Stato-nazione, responsabile dell’orga- a far parte dell’Opus Dei. Di fatto, fu que- nizzazione egemonica della modernità sta riconversione al cattolicesimo verso il metropolitana. Modernità di cui l’esilio 1947-1948 a motivare il suo ritorno alla sarebbe il “fuori costitutivo”, ovvero una scrittura. Tale circostanza ha corroborato circostanza nella quale, sottoposto a una le valutazioni che ritenevano la sua poesia espulsione dalla Storia, “l’esiliato o l’esiliata estranea alle congiunture storiche e ide- ricorre a uno svariato repertorio di strate- ologiche in cui la poetessa realizzò la sua gie alternative” per, in parole di Boym, opera, compreso il contesto storico-poli- “trasformare la nostalgia paralizzante tico di una Spagna a cui fece ritorno defi- della perdita in una nostalgia di portata nitivamente nel 1972. politica”, una “nostalgia riflessiva” con cui La pared transparente, scritto tra il 1979 poter incidere in modo critico sul tempo e il 1980 e pubblicato nel 1984, è stato letto presente18. In questo modo, la nostalgia come espressione della sua “grande delu- riflessiva dell’esilio (così come quella della sione” rispetto a una Madrid molto diversa Guerra Civile o della repressione franchi- da quella che ricordava e dove, rinchiusa in sta, ciascuna con le proprie peculiarità) casa, visse una reclusione architettonica che, a costituisce, in senso primario, il monito sua volta, “si carica di un forte simbolismo permanente delle falsità inscritte nelle let- in quanto espressione della incomunica- ture celebrative del presente e negli obiet- bilità e della solitudine umane”, una crisi tivi raggiunti dalla temporalità lineare e spirituale che, in opere successive, si tra- progressiva dello storicismo egemonico duce in un processo di “interiorizzazione” della modernità. che si risolve in un’esperienza positiva della religiosità19. Senza mettere in discussione Etica e critica della Transizione: questa lettura globale della sua poesia, non appare contraddittorio aggiungere altri tipi Ernestina de Champourcin, di significato a questo simbolismo dello Rafael Alberti y José Bergamín spazio urbano della capitale spagnola. S empre attenti alla situazione politica e sociale della Spagna cosiddetta “dell’in- terno”, gli esiliati, nonostante il logora- In effetti, la sua delusione è determinata anche dallo sguardo dell’esule che si con- fronta con la Spagna della Transizione e mento dei decenni precedenti, vissero con che finisce per rifiutare la patria. speranza gli ultimi anni del franchismo e Il ritorno in Spagna comporta per molti di essi riposero enormi aspettative Champourcin una problematizzazione 235 Memoria e nazione: la poesia dell’esilio repubblicano del 1939 e la Transizione democratica dell’esperienza dell’esilio che in Primer exi- Hay zanjas invisibles, lio (1978), il suo libro precedente, segna ironía en los ojos, le coordinate di una complessa integra- y tienes que apretar zione del destiempo, ovvero dell’essere fuori la mano que no sientes tempo, e della deterritorializzazione insiti para seguir andando nell’esilio. Come è stato notato, la poetessa sin olvidar la meta. elabora uno “sguardo distopico del ritorno” che “decostruisce il suo esilio iniziando […] proprio dal punto di partenza, la Madrid della Guerra Civile, spazio in aperto con- Será mejor que calles trasto con la Madrid del futuro alla quale si no sabes decir ha fatto ritorno”, tema centrale de La pared las palabras que esperan. transparente20. In Primer exilio si intrecciano progressivamente il presente, il passato e Tuviste la ilusión un futuro di salvezza eterna; la geografia de hacerte comprender, spagnola, quella messicana e un territo- pero alguien alzó rio dai profili spirituali indefiniti; le espe- una pared encalada. rienze estetiche, quelle erotico-amorose e quelle religiose. D’altro canto, in La pared […] transparente l’incontro mancato non è solo frutto della discordanza tra l’immagine del Como no eres de aquí passato e la realtà del presente. Come ben serás de alguna parte. dimostra la poesia “(Distancia)”, il mancato Hay un cielo escondido incontro è anche il risultato dell’alienazione que espera a cada uno21. e del rifiuto provocati dall’essere detentrice di un discorso eticamente superiore e per L’insistenza, in varie poesie, su aspetti l’esiliata irrinunciabile. Un discorso che come la perdita di senso delle parole (che all’interno della Spagna franchista non è si “estinguono”, si “svalutano”, ecc.) e sulla ascoltato, e ciò condizionerà l’interioriz- mancanza della volontà di ascoltare di zazione trascendente che adotterà l’io di quanti la circondano proiettano un’imma- questa silloge, contingenza che si sposa gine di incomunicabilità. Ne consegue che alla perfezione con le inquietudini religiose la Madrid presentata in La pared transpa- della poetessa: rente e l’insieme di simboli che servono per costruirla (quello del muro/parete è il Has venido de lejos più evidente) intessono, è evidente, delle con palabras extrañas; linee di continuità con l’opera precedente palabras que aquí hieren e ne permettono una lettura d’insieme in y que a ti chiave esistenziale e religiosa. Cionono- te refrescan los labios. stante, la realtà urbana non smette di essere anche un esempio dei processi che hanno Caminas por las calles contribuito alla costruzione di una società con timidez y miedo. materialista e disumanizzata durante il 236 José-Ramón López García cosiddetto desarrollismo franquista, ovvero immagini che costituiscono un ambito cri- il periodo di grande sviluppo economico tico generato sia dal vissuto dell’esilio nella della Spagna franchista, che molti esiliati sua dimensione storico-personale, sia dal denunciarono o di cui, con un certo stu- trascorrere del tempo che conduce alla tra- pore, offrirono testimonianze di ogni tipo e scendenza della “città interiore”: che Champourcin manifesta in varie poe- sie come “(Paisaje urbano)” o “(Soledad)”22. Aún hay calles que existen, que no se Questa complessità identitaria sfo- han ido nunca cerà nell’immagine del labirinto come con sus huellas calientes y su eco spazio simbolico della dissoluzione dell’i- soñado; dentità del soggetto, preludio all’unità con aceras donde el roce de nuestros pies Dio poetizzata in Huyeron todas las islas despierta (1988). Si consuma così l’epifania deter- sensaciones, memorias y gestos minata dalle esperienze dell’autrice dopo il revividos. ritorno in Spagna e che raggiunge altresì una dimensione metapoetica che fa della Callejones de antes que ahora son poesia una patria compensativa. Iker Gon- avenidas zález Allende ha evidenziato la presenza pero guardan debajo del asfalto di tre concezioni dell’esilio nell’opera di reciente Champourcin: storica, esistenziale e onto- palabras verdaderas que nunca se logica. Un processo in cui, dopo una tappa apagaron. di coesistenza, le prime due vengono infine sostituite dall’ultima, man mano che si […] consuma il processo di interiorizzazione a cui abbiamo fatto riferimento poc’anzi. È Hicieron que se iban pero ya regresaron da questa ottica che, all’approssimarsi del al regresar nosotros momento della sua morte, Champourcin y la ciudad interior se va reconstruyendo prospetta un superamento degli elementi en nuestra intimidad ya casi recobrada. contestuali e storici che hanno caratteriz- zato l’esilio nella sua biografia: “ormai non […] distingue spazi fisici né barriere di fron- tiera; per lei ormai esiste soltanto l’interio- «De aquí no se va nadie» como León rità dell’individuo, l’unica realtà importante decía […]. In definitiva, ritiene che siamo tutti y yo repito ahora con acento más esiliati in questo mondo perché ci manca tierno. la pienezza di Dio”23. Ad ogni modo, pur in questa indovinata lettura globale, è oppor- De nosotros, de todos no puede irse tuno ricordare la permanenza di un nucleo nadie: persistente di memoria che, di nuovo e in ni siquiera una calle con el nombre maniera non casuale, ricorre a immagini cambiado architettoniche per puntualizzare le con- que vive en el desván tenaz de la nessioni tra lo spazio interno ed esterno; memoria24. 237 Memoria e nazione: la poesia dell’esilio repubblicano del 1939 e la Transizione democratica Di segno ben diverso fu il ruolo traiettoria, tra diversi ambiti di azione, i svolto da Rafael Alberti durante la “fusti- cui limiti gli furono perfettamente chiari, gata Transizione”, poiché il suo caso, soprattutto perché nella poesia albertiana nello specifico, mette in discussione il possiamo ritrovare alcune proiezioni meno luogo comune dell’incapacità dell’esiliato concilianti verso la Spagna della Transi- di inserirsi nelle dinamiche del presente. zione di quanto lasciasse intendere la sua Alberti percepì senza dubbio i contrasti attività politica pubblica. tra la Spagna che aveva lasciato nel 1939 Barriales-Bouche giudica gli effetti e quella in cui ora ritornava, ma ciò non del ritorno in Spagna di Alberti come una implicò né immobilismo né incapacità di alienazione emotiva e sottolinea la pre- analizzare le circostanze del presente e di senza degli spettri del passato traumatico parteciparvi in modo efficace. Con un atti- quale causa principale che ne avrebbe osta- vismo politico che si concretizzò in alcune colato la reintegrazione nella Spagna della delle immagini più iconiche della Transi- Transizione26. È in questo passato, per- zione (la sua presenza assieme a Dolores tanto, che si trova l’origine di una posizione Ibárruri nel Congresso dei Deputati), la etica essenziale che finisce per collocarlo figura di Alberti finì per essere l’esempio in una specie di “psychological exile” o perfetto della presunta continuità tra il “post-exile”27, coordinate in cui ogni atto di progetto repubblicano e quello della Spa- memoria acquisisce senso, in quanto atto di gna della Transizione. Le sue dichiarazioni responsabilità verso coloro che non soprav- e iniziative, dalla sua presenza nella prima vissero alla guerra e all’esilio. campagna elettorale del 1977 alle illustra- A questo proposito, potrebbe essere zioni per un’edizione della Costituzione utile tornare ai versi di libri come Nuevas nel 1992, lo resero protagonista e difen- coplas de Juan Panadero (1976-1979), forse sore del consenso democratico e sembra- perché in essi troviamo una concezione rono allontanarlo da posizioni critiche nei più tesa, ironica e vigile di quanto a volte confronti della Transizione25. Tuttavia, il si lasci intendere (e di quanto lasciò inten- ritorno in Spagna di Alberti aprì una fase dere lo stesso Alberti) quando si considera biografica di enorme complessità e le cui impegnata la sua poesia. In “Juan Panadero difficoltà sono rintracciabili nelle raccolte se aclara”, Alberti dimostra di conoscere poetiche di quegli anni, in notevole con- molto bene il giudizio spregiativo su que- trasto con l’immagine pubblica rispec- sta parte della sua opera: “¡Pobre poeta per- chiata dai mezzi di comunicazione, dai dido! / ¡Pasar de Sobre los ángeles / a coplero comizi, dai recital e dai concerti. In questo del Partido!”28. E, in seguito, squaderna una senso, Alberti, come aveva sempre fatto, concezione delle relazioni poesia-popolo le non smise di operare con fedeltà rispetto cui origini potrebbero rinvenirsi quanto- alle strategie adottate dal suo partito, seb- meno negli anni Trenta del Poeta en la calle, bene sia opportuno evidenziare, come già prassi che giunge a una salvezza indivi- era accaduto, il suo ricorrere alla poesia duale confluita in quella collettiva: “y como come istanza con cui manifestare il proprio Juan me he salvado, // que es, mis amigos, dissenso. Sarebbe necessario distinguere decir: / el viento libre en la calle / nunca se dunque, al pari di altri momenti della sua podrá morir”29. 238 José-Ramón López García In modo analogo, “Denuestos y ala- gestione della complessa identità plurina- banzas rimadas en mi propio honor”, un zionale della Spagna: lungo componimento datato maggio 1977 con cui si chiude Fustigada luz (1969-1979) Cantando irá a las elecciones. (1980), rappresenta un interessante eserci- España necesita de canciones. zio satirico in cui Alberti regola i conti con El pueblo está cansado de sermones le principali recriminazioni e critiche che y de tantas genuflexiones. gli furono rivolte durante la Transizione. Nella composizione risulta molto chiaro […] che il poeta conobbe bene il tipo di mani- polazione a cui fu soggetto: Dice que está dispuesto allí cada mañana Que si viene, que si no viene, a bailar con el pueblo catalán la sardana. que si esa fecha le conviene, Que él la convertiría en una sevillana. que si esa otra no le conviene. O en unas alegrías con la sal gaditana. Y así un día. […] Y así otro día, que la amnistía, que si la amnistía. Que blandiendo la hoz y el martillo Que por eso se fue a Roma a ver al en ese instante en que la luz empieza Rey. no confunde la hoz con un cuchillo Que ahora es su Dios, que ahora es su y menos el martillo con un Ley. rompecabezas31. Que agachó la cabeza como un buey. La poesia si conclude con una ironica Que al fin no viene. proiezione della Spagna come paradiso Que al fin viene. terrestre, nel quale la pubblicizzata imma- Que al fin no viene porque tiene, gine del poeta convive con le scene di nudo porque es que tiene mucho miedo. del destape, indomito vitalismo che termina con la difesa di una parola poetica che ha A esto responde con un pedo. un dovere pubblico (“impegnata”) e che è Que puede ser sonoro o quedo concepita anche come prassi politica: “Y según a quien se lo dirija. aquí está mi palabra, el cántico empeñado Que puede tal vez ser a un hijo o hija / de un poeta que sabe todo lo que ha de ese que afila la navaja ganado / saliendo por las Cortes de Cádiz y que después se raja o naja30. Diputado”32. Nuevas coplas de Juan Panadero mette Un gioco considerato necessario in in luce, d’altra parte, la fiducia di Alberti nome di ciò che la Transizione politica nei processi di cambiamento avviati poteva significare, sia in termini di pos- durante la Transizione. Le coplas di Alberti sibilità di cambiamento dopo il trauma cercano di “strutturare un’esperienza poli- della Guerra Civile e della dittatura che di tica del mondo sensibile” con la quale dar 239 Memoria e nazione: la poesia dell’esilio repubblicano del 1939 e la Transizione democratica conto “della fede collettiva nel futuro della e il pozzo dello struggimento intimo) con- Transizione”, una delle cui sintesi più riu- ducono a una crisi di identità personale scite è rappresentata dalla fusione del “suo inseparabile da quella nazionale, così come appoggio al PCE con il fervore religioso traspare dalla proiezione dell’io nella vita- del popolo attraverso le immagini della lità furiosa del toro che, nella sua poesia Settimana Santa”33, quando la Virgen de dell’esilio, aveva simbolicamente incarnato la Macarena viene vista come una cama- la Spagna: rada (“compagna”) e la Virgen del Bara- tillo si unisce al sogno della rivoluzione. Yo paso de la calle, del gentío Ciononostante, in questi componimenti del aplauso y más vivas alabanzas il cui fine primario era la mobilitazione a la mayor desolación, al pozo del voto per il PCE, da poco legittimato más hondo de la angustia. politicamente, Alberti non presenta una visione edulcorata della Transizione poli- […] tica. In essi trovano spazio sia il ricordo dei molti mali endemici della terra andalusa ¿En dónde estoy, en medio de la gente, (clientelismo, latifondismo, emigrazione, o solo, masticando mis quimeras? sfruttamento operaio) che le azioni di un ¡Je, compañero, je, jee! regime dittatoriale che è ben lungi dall’a- Ya no hay toro por el agua, ver detto la sua ultima parola, così come ni apenas si se le ve. evidenziano le allusioni all’incendio della ¡No hay toro por el mar, jeee! libreria Alberti nella zona della Moncloa, la morte dello studente Javier Verdejo Y sin embargo eres un toro ciego, ad Almería o la durissima repressione dando cornadas y bramando siempre35. dei lavoratori disoccupati a Sanlúcar de Barrameda. Ritrovatisi poeta e nazione entrambi Versos sueltos de cada día (1979-1982) accecati, il lamento per la lentezza del pro- offre un ritratto più nebuloso dell’identità cesso democratico si fonde con una ricor- personale e in esso viene ricompresa la pro- rente insonnia personale e arriva perfino blematizzazione della democrazia che si sta a frantumare ogni barlume utopico: “No costruendo in Spagna. Alberti sprofonda viene el sueño, España. / ¡Cuántas veces, in una crisi personale inseparabile dallo oh sueño, cuántas veces, / he de escribir, sconcerto che comporta l’uso pubblico (e no viene, / no viene, España, / el sueño!”36. politico) della sua figura e della sua poe- La Spagna continua a essere un luogo pre- sia durante i numerosi viaggi che compie sieduto dalla distruzione e dalla violenza in giro per il paese: “Vengo a decir versos, (“Llueve, llueve por fin… Y España arde”37), poesías, / puede ser que delante de qui- dove l’“allegria” della trasformazione della nientas mil almas. / ¿De qué me sirve esto realtà è solo una possibilità astratta: si por dentro / vivo desconcertado, destrui- do?”34. Esposto alle contraddizioni della sua Se piensa en la alegría, immagine pubblica e privata, entrambe le en la sonrisa abierta para siempre. circostanze (la strada dell’applauso sociale Pero han matado a un hombre. 240 José-Ramón López García Más sombras en las cárceles. ¿En dónde estáis, amigos, mis amigos? Y se sigue pensando en la alegría. Ando gritando ¡Libertad!, buscando Solamente pensando38. soldados voluntarios para la poesía, formar una legión de cantores que En las cárceles siguen maltratando a puedan los presos. con su voz derrotar ¿En dónde no en España39? esas huestes de sombras que tenemos delante, Si esterna, inoltre, la concezione pes- devastándolo todo42. simista di una nazione priva di memoria (“¡Oh país, oh país / de los pocos descan- Naturalmente, altri luoghi della poesia sos/ libres, con sol, / sin tener como fijo / albertiana potrebbero essere collegati a tali pensamiento diario / el de la muerte!”)40, questioni, come ad esempio le composi- che permane affetta dai suoi mali secolari: zioni dedicate alla pittura di Antonio Saura, le Maravillas con variaciones acrósticas en el Andalucía, jardín de Miró (1975) e la corrispondenza buscan apretarte la garganta. Quisieran in versi intercorsa con José Bergamín tra verte ahogada, asfixiada, il 1971 e il 1972, altro nome fondamen- ya perdida, tale nelle relazioni tra esilio repubblicano muerta en medio del mar e Transizione. y en medio de los campos. I molti anni di amicizia che contras- segnarono i percorsi di Rafael Alberti e Angustia de sentirte José Bergamín trovarono nel periodo della avanzar lenta, el aliento Transizione uno dei momenti più com- jadeante, plessi, dato che all’attivismo del “poeta en cosida de balazos, la calle” dell’uno si contrapponeva lo stre- cayendo aquí y allá, nuo rifiuto dell’altro a prendere parte a una buscando siempre alzarte, Transizione che tradiva gli ideali demo- segura y libre para siempre41. cratici, incarnati, invece, dalla Seconda Repubblica. A tal punto che i due sono È questa percezione della patria che stati presi come esempi estremi, “la testa finisce per condizionare la possibilità di e la croce, la luce e l’ombra del rapporto trasformazione del passato traumatico. In dell’esilio repubblicano con la Transizio- questo modo, l’invocazione ai suoi simili ne”43. Questa pertinente contrapposizione del passato si manifesta non tanto (o non tra Alberti e Bergamín è applicabile al con- solo) come gesto malinconico, bensì come testo delle pratiche politiche della Transi- spazio di emancipazione. Ne consegue zione, dato che le formazioni a difesa della la possibilità di comprendere espedienti Repubblica, come Izquierda Republi- come l’identificazione amici/poeti/soldati, cana o Acción Republicana Democrática in cui la retorica bellica è sia legame con Española (ARDE), non poterono con- quel passato che descrizione delle lotte correre alle prime elezioni, a differenza di irrisolte del presente: un affermato PCE, che aveva dimostrato 241 Memoria e nazione: la poesia dell’esilio repubblicano del 1939 e la Transizione democratica la propria predisposizione alle politiche di rimaste in molti casi inedite o che quasi riconciliazione e alla ricerca del consenso. non circolarono fino a tempi più recenti. Iván López Cabello ha studiato in Così accade, per esempio, con i “Sonetos modo eccellente la dissidenza esercitata da y décima. Caídos de la luna el 22 de julio Bergamín nella Spagna della Transizione e de 1969” che giocano, rispettivamente, ha qualificato la natura di questa dissidenza con le attribuzioni a Bartolomé Leonardo in termini di disinganno e non di disin- de Argensola e a Miguel de Cervantes: canto. Disinganno di fronte a un processo “Un mono de la mano de un tirano / no es (la restaurazione monarchica e i successivi rey ni es real. ¡Lástima grande / que no sea movimenti riconducibili alla Transizione) real tanta realeza!”46; “¡Viva Dios! Que me in cui non credette, data la sua convinzione espanta esta franqueza / de un reyezuelo di dover necessariamente stabilire una con- al borde de un barranco / que pide que le tinuità democratica diretta con la Seconda dejen paso franco / llevando coronada su Repubblica attraverso la proclamazione di cabeza”47. La “Profecía aleluyante del orden una Terza Repubblica44. A tal proposito, i contubernante”, composta all’inizio degli rimpatri polemici di Bergamín tra il 1958 e anni Settanta, rappresenta in termini impla- il 1970 gli offrirono una prospettiva molto cabili l’abbandono di quelli che Bergamín diretta sulle condizioni reali della società considera autentici principi fondanti per spagnola. È questa la ragione per cui la ristabilire i valori democratici repubblicani. componente satirico-burlesca della sua Da un lato, Bergamín provvede a identifi- poesia insiste in special modo sul ritratto care il dittatore e il monarca (“Serán uno critico della serie di avvenimenti e perso- y serán dos / por gracia y ‘obra de Dios’”), naggi che contrassegnarono l’avvento della che sostengono i poteri effettivi e l’uso della Transizione. Si tratta di una modalità in repressione come meccanismo di controllo cui “la parola a volte è la sua unica arma di (“reinará la monarquía / de la superpolicía./ combattimento” e viene usata per scagliarsi Con el palo y tente-tieso / del borbónico contro i suoi nemici e, specialmente, per embeleso.// Seremos todos iguales, / porque esprimere “la sua indignazione dinanzi al seremos reales)48. Dall’altro, non manca di triste spettacolo di una Spagna sfigurata e criticare quelle correnti politiche che hanno corrotta dal regime di Franco, denunciando aderito a un discorso di conciliazione che, in al tempo stesso i piani di quest’ultimo per realtà, perpetua le miserie più radicate della restaurare nel paese la monarchia borbo- storia nazionale, “oscura rondine” della Spa- nica”, fatto che, “tenendo conto del disin- gna nera che inevitabilmente “tornerà”: canto generale del popolo spagnolo nei riguardi della famiglia reale” nell’attualità, Todos seremos realistas, conferirebbe addirittura una “dimensione católicos y marxistas. profetica” alla voce satirica di Bergamín45. Pertanto, le basi della critica che Y tanto dialogaremos avrebbe poi portato avanti negli anni cen- que nos desentenderemos trali della Transizione erano già state get- tate in un considerevole numero di poesie de la realeza tiránica degli anni Sessanta, composizioni che sono cumpliendo la ley orgánica; 242 José-Ramón López García que hará de nuevo oportuna franchismo, che continueranno a nutrirsi la “democracia frailuna”; e a perpetuarsi grazie a questo “morto così immortale”, oltre la scomparsa fisica volviendo a reconciliar del dittatore, “al di là della morte e della el trono con el altar49. storia”52. Dinnanzi alle elezioni generali del Una narrazione egemonica che può 1977, Bergamín optò per portare avanti contare sull’approvazione collettiva di una una virulenta satira politica, raccolta nella società alienata dal desarrollismo: sezione collettanea satirica “Coplas, can- ciones y sonetos para antes de una guerra” Con tanta felicidad, della pubblicazione Sábado Gráfico: dieci ¿para qué la libertad? fascicoli compresi tra il 19 marzo e l’11 giu- gno del 1977 con titoli di per sé assai signi- ¡Vivan, vivan las cadenas! ficativi come “Himno de reconciliación (Si son de oro, ¡allá penas!) nacional”, “Octavas realísimas” o “A toque de queda”, un insieme di versi unificati dal Diremos todos: ¡albricias! perdurare pluriforme del franchismo. Così, que al fin tuvimos franquicias. in “Décimas” si ricordano le circostanze in cui il re Juan Carlos aveva ottenuto la Con orden y con turismo corona in connivenza con il regime fran- (pues todo es uno y lo mismo) chista, in linea con altre composizioni in cui ne aveva denunciato i legami con l’O- seguirá España su historia pus Dei53. L’autore torna inoltre a mostrarsi dando vueltas a la noria50. molto critico nei riguardi della politica di riconciliazione con cui si era allineato il Nello scambio epistolare in versi con PCE, come denuncia (al ritmo di La cuca- Alberti del 1971-1972, con la protezione racha) in “Himno de reconciliación nacio- e il favore di Larra y Bernanos, Bergamín nal”, una critica, questa, che estende all’at- assicurerà all’amico che “Toda España teggiamento adottato dall’amico Alberti: es cementerio / al sol y a la luna, en ella/ al fatto di accettare che un Governo che la Muerte asienta su imperio. / […] / nessuno aveva autorizzato fosse respon- Que aquí el que manda es un muerto / sabile di legittimazioni di convenienza, pudriéndose en sus gusanos / que le obe- alla connivenza collettiva, insomma, con decen comiéndoselo”51. Cinque anni più una riconciliazione nazionale che Ber- tardi, tra queste composizioni satirico-bur- gamín interpretò sempre come quella farsa lesche si distinguono “Dos sonetos fúneb- che denuncia nei versi “Adelante con los res” dedicati alla morte di Franco e pub- faroles!”54. In sostanza, i versi satirici di blicati nell’aprile del 1977 “A imitación de Bergamín rivelano in egual misura luci- Quevedo”, nume tutelare che propone una dità e impotenza davanti ai fatti che si visione disincantata della storia nazionale. consumano nella trama della Transizione, Componimenti in cui Bergamín anticipa il secondo quanto indica l’ultima composi- lavoro del “vermicaio”, ossia degli eredi del zione di questa serie, “Soneto estrambótico 243 Memoria e nazione: la poesia dell’esilio repubblicano del 1939 e la Transizione democratica (porque con estrambote)”. Una desolante Matáis en la oscura noche descrizione che collega la nascente Spagna el día que la traspasa. della Transizione (“impostura democratiz- zante”) con la Spagna franchista e la Spa- Matáis las soledades gna nera di ascendenza quevedesca e va- y sus músicas calladas. lleinclaniana, Spagna “Prometea” in quanto Matáis los pensamientos incatenata e perché “el buitre picotea / la y matáis las palabras. imagen viva y aterrorizada / que lleva en Matáis el sueño y la vida. sus entrañas sepultada”55. Matáis el cuerpo y el alma, Com’è ovvio, a questa manifestazione Matáis, matáis, matáis… diretta della mancata conformità con il Y a vosotros nadie os mata58. tardo franchismo e con la Transizione bisognerebbe aggiungere il modo in cui Al termine della sua vita, la deci- Bergamín traspone altre dimensioni esi- sione di “esiliarsi” dalla Spagna per andare stenziali ed estetiche frutto del proprio a vivere nei Paesi Baschi si confà all’im- trascorso da esiliato nelle nuove circo- magine solitamente legata a Bergamín in stanze della Spagna democratica. La pro- riferimento alla sua condizione di esiliato: duzione di questi anni è alquanto vasta e quella di un disilluso dal ritorno nella Spa- continuò ad esserlo fino al sopraggiungere gna della Transizione. Immagine che acco- della morte nel 1983, comprendendo libri glie una tensione conflittuale tra memoria di notevole complessità, in cui la dimen- e identità nazionale: sione intertestuale si intreccia con la sua particolarissima, struggente e profonda Fui peregrino en mi patria riflessione sulla temporalità e sulla morte. desde que nací: Libri come Apartada orilla (1976), Velado y lo fui en todos los tiempos desvelo (1978), Esperando la mano de nieve que en ella viví. (1982), Canto rodado (1984) e Hora última (1984). In essi, la condizione fantasmatica Lo sigo siendo al estarme, dell’io si lega essenzialmente al modo in cui ahora y aquí, Bergamín visse il ritorno nella Spagna tar- peregrino de una España do-franchista e della Transizione: “Lo peor que ya no está en mí. no es estar muerto: / lo peor es estar vivo / y solo en un cementerio”56. Le figurazioni Y no quisiera morirme, disilluse della nazione e dell’identità fini- aquí y ahora, scono per fondersi – “Un pensamiento me para no darle a mis huesos mata: / porque al pensar en la muerte / estoy tierra española59. pensando en España”57 – e si chiudono, con Juan de la Cruz e Antonio Machado sullo Queste note sulla poesia di Cham- sfondo, in un torbido ritratto del paese: pourcin, Alberti e Bergamín non esau- riscono di certo i rapporti della poesia Matáis las voces y los ecos; dell’esilio con la Transizione. Un processo y las sombras y los fantasmas. su cui rifletterono e scrissero versi, in 244 José-Ramón López García modo trasversale e assai differente, sia gli sociale che, a loro avviso, non dovevano autori delle generazioni più giovani (Fran- essere trascurati e tentarono di indagare le cisco Giner de los Ríos Morales, Manuel ragioni di determinati silenzi. Inoltre, con Andújar, Jacinto Luis Guereña), sia altri le loro riflessioni e critiche vollero aderire denominati “figli della guerra” o “seconda al nuovo progetto di nazione che molti, nel generazione” (Tomás Segovia, Angelina Paese, desideravano costruire. Collocati Múñiz-Huberman, Federico Patán…). tra la manipolazione interessata, l’oblio e il Quanto esposto, dunque, non è altro che ferreo mantenimento di principi etici raf- un itinerario parziale attraverso un corpus forzati dagli anni di sradicamento; ubicati ancora in attesa di un’analisi di più ampio tra la disillusione, la constatazione di un respiro. esilio senza fine e la ricchezza delle nuove I poeti dell’esilio repubblicano, in identità sviluppate nei paesi che li accol- definitiva, ebbero anch’essi modo di par- sero, questi poeti contribuirono con le loro tecipare al processo della Transizione e ai opere a costituire un patrimonio che deve primi anni della democrazia. Lo fecero, essere tenuto in considerazione se si vuole per di più, attraverso interventi di natura pervenire a una interpretazione più rigo- molto diversa e non come semplici spetta- rosa, e giusta, della poesia scritta durante tori o nostalgici cantori. In questo modo, la Transizione. cercarono di segnalare quegli elementi fondamentali della memoria personale e (Traduzione di Angela Moro) Bibliografia Aguilar Fernández, Paloma, Memoria y olvido de la Guerra Civil española, Madrid, Alianza Editorial, 1996. Aguilar Fernández, Paloma, Políticas de la memoria y memorias de la política, Madrid, Alianza Editorial, 2008. Alberti, Rafael, Obras completas. III. Poesía 1964-1988, Luis García Montero (ed.), Madrid, Aguilar, 1988. Ascunce, José Ángel, “Prólogo”, in Ernestina de Champourcin, Poesía a través del tiempo, Barcelona, Anthropos, 1991, pp. IX-LXV. Balibrea, Mari Paz, Tiempo de exilio. 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Jorge de Hoyos Puente, “Las limitaciones de la Transición española. El imposible regreso de los republicanos Victoria Kent y Francisco Giral”, in Historia del presente, n. 3, 2014, pp. 43-53, e José Antonio Castellanos López, “El republicanismo histórico en la Transición democrática: De la lucha a la marginalidad política”, in Juan Sisinio Pérez Garzón (ed.), Experiencias republicanas en la Histo- ria de España, Madrid, Catarata, 2015, pp. 289-344. 4. Cfr. Paloma Aguilar Fernández, Memoria y olvido de la Guerra Civil española, Madrid, Alianza Edito- rial, 1996 e Políticas de la memoria y memorias de la política, Madrid, Alianza Editorial, 2008. 5. Cfr. Giulia Quaggio, La cultura en Transición. Reconciliación política y cultural en España, 1976-1986, Madrid, Alianza Editorial, 2014, e Gonzalo Vicente Pasamar Alzuria (ed.), Ha estallado la memoria. Las huellas de la Guerra Civil en la Transición a la Democracia, Madrid, Biblioteca Nueva, 2014. 6. Cfr. Beatriz Sarlo, Tiempo pasado. Cultura de la memoria y giro subjetivo. Una discusión, Ciudad de México, Siglo XXI, 2006. 7. Mari Paz Balibrea, Tiempo de exilio. Una mirada crítica a la modernidad española desde el pensamiento republicano en el exilio, Barcelona, Montesinos, 2007, pp. 36-37. 8. Cfr. Germán Labrador Méndez, Culpables por la literatura. Imaginación política y contracultura en la transición española (1968-1986), Madrid, Akal, 2017. 9. Mari Paz Balibrea, “El exilio en la España postfranquista”, in Mari Paz Balibrea (ed.), Líneas de fuga. Hacia otra historiografía cultural del exilio republicano español, p. 513. 10. Mi sono occupato della visione della Transizione nella poesia di Jorge Guillén anche in “Final (1981): Jorge Guillén ante la Transición democrática”, in Manuel Aznar Soler, Esther Lázaro, José- Ramón López García e Juan Rodríguez (ed.), Puentes de diálogo entre el exilio republicano de 1939 y el interior, Sevilla, Renacimiento, pp. 535-566. 11. Per una panoramica di questa confluenza, cfr. Juan José Lanz, La poesía durante la transición y la generación de la democracia, Madrid, Devenir, 2007. 12. Con medio siglo (‘metà secolo’) si fa riferimento ai nuovi autori che si fanno spazio nella letteratura degli anni Cinquanta del XX secolo, condividendo un’ideologia votata all’antifranchismo [N.d.T.]. 13. Il sintagma si riferisce ai poeti selezionati da Josep María Castellet per l’antologia da lui curata e intitolata Nueve novísimos poetas españoles (1970) [N.d.T.]. 14. Per una revisione delle posizioni storiografiche di questa poesia, cfr. José-Ramón López García (ed.), La poesía del exilio republicano de 1939. I. Historiografías, resistencias, figuraciones, Sevilla, Renaci- miento, 2018, e “Las formas de la memoria: historia y poesía del exilio republicano español de 1939”, in José-Ramón López García (ed.), Memoria del olvido. Poetas del exilio republicano español de 1939, Madrid, Visor, 2021, pp. 9-118. 15. Svetlana Boym, The Future of Nostalgia, New York, Basic Books, 2001, p. xiv. 16. Cfr. Fernando Larraz, El monopolio de la palabra, Madrid, Biblioteca Nueva, 2009. 17. Antonio Gómez López-Quiñones, La guerra persistente. Memoria, violencia y utopía: representaciones contemporáneas de la Guerra Civil española, Madrid-Frankfurt, Iberoamericana-Vervuert, 2006. 18. Svetlana Boym, Op. cit., p. xviii. Cfr. anche Helena López González de Orduña, El clamor de las ruinas. Una interpretación cultural de narrativas personales de exiliadas españolas en México, Caracas, Fundación Celarg, 2012, p. 264. 19. José Ángel Ascunce, “Prólogo”, in Ernestina de Champourcin, Poesía a través del tiempo, José Ángel Ascunce (ed.), Barcelona, Anthropos, 1991, pp. xxiii-xxiv. 20. Mónica Jato, “Visiones distópicas de un regreso en Primer exilio, La pared transparente y Huyeron todas las islas”, in José Ángel Ascunce, Santiago de Contreras Pablo e Rosa Fernández Urtasun (ed.), Ernestina de Champourcin: mujer y cultura en el siglo XX, Madrid, Biblioteca Nueva, 2006, p. 228. 21. Ernestina de Champourcin, Op. cit., pp. 384-385. 247 Memoria e nazione: la poesia dell’esilio repubblicano del 1939 e la Transizione democratica 22. Ibidem, pp. 383 e 387. 23. Iker González Allende, “El exilio como viaje y destino final en la poesía de evocación y deseo de Er- nestina de Champourcin”, in Sancho el sabio: Revista de cultura e investigación vasca, n. 20, 2004, p. 164. 24. Ernestina de Champourcin, Op. cit., pp. 428-429. 25. Mari Paz Balibrea ha approfondito questo aspetto in “Usos de la memoria de la República y el exi- lio durante la Transición. Los casos de Bergamín y Alberti”, in María Ruido (ed.), Sobre imágenes, lugares y políticas de memoria, Santiago de Compostela, Xunta de Galicia. Consellería de Cultura e Deporte-Centro Galego de Arte Contemporánea, 2008, pp. 443-453. 26. Sandra Barriales-Bouche, “Rafael Alberti in Post-Exile”, in Bulletin of Hispanic Studies, vol. 89, n. 1, 2012, p. 66. 27. Ibidem, p. 71. 28. Rafael Alberti, Obras completas. III. Poesía 1964-1988, Luis García Montero (ed.), Madrid, Aguilar, 1988, p. 361. 29. Ibidem, p. 362. 30. Ibidem, p. 531. 31. Ibidem, pp. 532-533. 32. Ibidem, p. 533. 33. Claude Le Bigot, “La política del retorno en Las nuevas coplas de Juan Panadero (1976-1979) de Rafael Alberti o el viaje de la libertad”, in Manuel Aznar Soler, José-Ramón López García, Fran- cisca Montiel Rayo e Juan Rodríguez (ed.), El exilio republicano de 1939: viajes y retornos, Sevilla, Renacimiento, 2014, p. 468. 34. Rafael Alberti, Op. cit., p. 563. 35. Ibidem, p. 555. 36. Ibidem, p. 601. 37. Ibidem, p. 562. 38. Ibidem, p. 550. 39. Ibidem, p. 569. 40. Ibidem, p. 573. 41. Ibidem, p. 595. 42. Ibidem, p. 570. 43. Mari Paz Balibrea, “Usos de la memoria de la República y el exilio durante la Transición. Los casos de Bergamín y Alberti”, p. 445. 44. Iván López Cabello, José Bergamín, una voz republicana y disidente en la España de la Transición, tesi di dottorato, Paris, Université Paris X Nanterre-Universidad de Cádiz, 2012, pp. 369-370. 45. Nigel Dennis “Las voces del poeta José Bergamín”, in José Bergamín, Las voces del eco (Antología poética), Nigel Dennis (ed.), Sevilla, Renacimiento, 2013, p. 18. 46. José Bergamín, Las voces del eco (Antología poética), p. 168. 47. Ibidem, p. 169. 48. Ibidem, pp. 170-172. 49. Ibidem, pp. 172-178. 50. Ibidem, p. 179. 51. Ibidem, pp. 180-181. 52. José Bergamín, Poesías completas I, Nigel Dennis (ed.), Valencia-Madrid, Pre-textos-Sociedad Esta- tal de Conmemoraciones Culturales, 2008, p. 43. 53. Ibidem, p. 48. 54. Queste composizioni vengono riprodotte nella tesi di Iván López Cabello, Op. cit., pp. 583-584 e 588. 55. José Bergamín, Poesías completas I, p. 45. 56. Ibidem, p. 643. 57. Ibidem, p. 650. 58. Ibidem, p. 579. 59. Ibidem, p. 805.