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Colore delle parole e temperatura dei silenzi nel teatro di Eduardo
Barsotti, Anna

Data: 2007
Resum: «E chisto è ’o punto», per Eduardo, restituire alle parole il proprio colore, così come alle cose e ai gesti, resistere all’omologazione delle lingue che genera automatismo e imbroglio. Il suo è, dunque, un teatro di contraddizione, che incorpora il variopinto linguaggio della scena per innovarlo dall’interno, agendo da diritto e da rovescio sui prodotti artistici della nuova drammaturgia e della nuova recitazione. Il fenomeno emerge fin dagli anni Trenta, del mitico «blocco» I De Filippo; anni di sperimentazione laboratoriale, di continuità-discontinuità con la famiglia-compagnia d’origine, da cui prendere le distanze per fondersi nell’organismo della Compagnia Umoristica. Il fratello maggiore più inquieto (e attratto anche da Pirandello) comincia già a sperimentare, negli ambigui «giorni pari», quella tecnica dell’affabulazione e dei silenzi, che diventerà fondamentale nel Teatro di Eduardo con Titina, dopo la traumatica fuga del solista della comicità Peppino. Dalla metà degli anni Quaranta in poi quella tecnica, sostanziando la «trinità eretica» propriamente eduardiana —drammaturgia d’attore, mondo dialettale e teatro in lingua—, diventa l’elemento guida d’una contraddizione scenica diversa, ma sempre più evidente. Nei «giorni dispari», là dove il rapporto fra individuo e società non si ricostituisce prevalgono nell’arte della recitazione e della commedia del Grande Giuocoliero i monologhi, le pause, l’afasia ovvero il parlare senza le parole; perché nel suo romanzo teatrale, attraversato dal cuneo della comunicazione difficile, non solo dire ma anche non dire è fare. Grazie al colore emotivo delle parole, alla temperatura —calda o fredda— dei silenzi, i problemi del teatro del mondo s’incarnano o, se si preferisce, si denunciano.
Resum: «And that is the point» for Eduardo —to give the word back its proper colour, the same for things and gestures, to resist any «officialization» of language which only generates automatism and deceit. His, therefore, is a theatre of contradiction, which incorporates the multicoloured language of the scene so that it can be created from within, acting his artistic products of new drama and new recitation from the prerogative and from the reverse. The phenomenon emerges at the end of the 30s, from the mythical «blocco» I De Filippo; the years of workshop experimentation, of continuity-discontinuity with the family-company of origin, from which the basics were embraced to emerge oneself in the Compagnia Umoristica organization. The more restless elder brother (also inspired by Pirandello) already begins to experiment in the ambiguity of «even days», exploring the techniques of the spoken word and silence, which would become fundamental in the Teatro di Eduardo con Titana, after the traumatic fleeing of the comedy front man Peppino. From the middle of the 40s this technique, embodying the Eduardo «heretic trinity» —the drama of the actor, the dialectal world and theatre in language—, becomes the guiding element of a diverse, yet ever more present, scenic contradiction. In «odd days», where the relationship between the individual and society is not reconstructed, the pauses, the aphasia or rather the speaking without words prevail in the art of recitation and the comedy of the Grande Giuocoliero i monologhi; this because, in his theatrical romance crossed with the wedge of difficult communication, both saying and not saying is doing. Thanks to the emotive colours of the words, to the temperature —hot or cold— of the silences, the problems of world theatre are incarnate or, if you prefer, denounce themselves.
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Llengua: Italià.
Document: article ; recerca ; publishedVersion
Matèria: Eduardo De Filippo ; Llenguatge teatral ; Teatre de contradicció ; Linguaggio teatrale ; Teatro di contraddizione ; Theatrical language ; Theatre of contradiction
Publicat a: Quaderns d'Italià, N. 12 (2007) p. 11-23, ISSN 1135-9730



13 p, 95.5 KB

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