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La grammatica dello spazio nel Petrarca latino : le epistole e i loro intertesti medievali
Stella, Francesco

Data: 2006
Resum: Studi recenti hanno dimostrato in Petrarca un’autocoscienza lucidissima del significato ideologico della rappresentazione geografica e insieme del senso che questa assume nella biografia culturale del poeta. Con l’Itinerarium Petrarca cerca di superare l’orizzonte della crisi politica trecentesca stabilendo un orizzonte alternativo che coinvolge l’amico Mandelli e insieme, attraverso le cerchie dei primi lettori napoletani e ferraresi, la posterità. Ma questo processo si registra in modalità diverse anche nelle epistole Familiari e metriche: con questo modello implicito di Petrarca pone la patria italica su un piano superiore in un’epoca in cui essa non esiste ancora come soggetto politico, e ne individua le specificità ricavandole dalla propria esperienza di viaggio e di lettura, frammentarie e discontinue nella formulazione ma unitarie nel disegno, che fanno del viaggio un unico grande tropo della coscienza di Petrarca. Il contributo di Francesco Stella sperimenta l’applicazione ad alcune epistole metriche di Petrarca delle analisi sulla retorica dello spazio che sono state tentate per altri grandi scrittori latini. Se è vero che «il Canzoniere non parla se non degli occhi» (Bertone), potremmo dire infatti che le epistole metriche non cantano se non i luoghi, sempre percepiti dagli occhi del poeta o di quelli cui, come specchi di sé, si rivolge. Quasi ogni lettera contiene descrizioni di regioni e città, racconti di viaggio e ambientazioni di aneddoti, confronti fra paesi e nazioni, ricordi di località e cataloghi di popoli, di venti, di fiumi e di prodotti che rappresentano non tanto sentimenti e umori quanto spazi culturali e proiezioni biografiche. Si direbbe che la modalità peculiare di Petrarca è la spazializzazione delle categorie mentali e soprattutto storiche, l’esternalizzazione del soggetto culturale. L’indagine coglie in una poesia latina che è (a un’analisi puntuale dei modelli) assai più medievale di quanto non si sia voluto credere, il punto di innesto della nuova estetica dello spazio, quella appropriazione della geografia alla percezione del soggetto lirico che è la rivoluzione petrarchesca del canzoniere. Se nella poesia volgare di Petrarca il paesaggio diventa Reflexionsraum del soggetto e insieme sguardo esterno che gli dona una nuova oggettività, in quella latina questa operazione è realizzabile solo entrando in dialogo intertestuale con la tradizione (anche recente) che ne ha generato il linguaggio, col repertorio retorico che ne consente la comunicabilità.
Resum: Recent studies have shown an extremely clear self-conscience in Petrarch of the ideological meaning of geographical representation, and the sense that it assumes in the cultural biography of the poet. With Itinerarium, Petrarch seeks to go beyond the horizon of 4th Century political crisis, setting an alternative which involves his friend Mandelli together with posterity, through circles of the first Neapolitan and Ferrarese readers. But this process is registered differently even in the Familiar and metrical epistles: this implicit Petrarchan model put the Italian motherland on a higher plane during an era in which it was still non-existent as a political force. He identified individualities extracted from his experiences of travelling and reading, which were fragmentary and discontinuous in expression but whole in design and made travelling a unique, grand trope of Petrarch’s conscience. Francesco Stella’s contribution tests the application to some of Petrarch’s metrical epistles of analyses of the rhetoric of space, which had been tried by other great Latin writers. If it is true that «the Canzoniere speaks nothing if not the language of the eyes» (Bertone), we could in fact say that it is not the metrical epistles, but the places which sing, perceived by the eyes of the poet or of those to whom, as mirrors of themselves, they appear. Almost every letter contains descriptions of regions and cities, tales of journeys and settings of anecdotes, comparisons between towns and countries, memories of localities and scores of people, of winds, of rivers and of products which represent not only sentiments and moods, but cultural spaces and biographical projections. It could be said that Petrarch’s characteristic manner is the scattering of the mental and particularly historical classes, the externalisation of the cultural subject. The research is gathered in a Latin verse, which (upon careful analysis of the models) is much more medieval in that it is not meant to be believed, the point of insertion of the new aesthetic of space, of the appropriation of geography to the perception of the lyrical subject that is the Petrarchan revolution of the Canzoniere. If, in the vulgar poetry of Petrarch, the landscape becomes a Reflexionsraum of the subject while at the same time an external look, giving it a new objectivity, in his Latin work, this procedure can only be carried out entering into inter-textual dialogue with the tradition (even recent) that has created an entire language, with the rhetorical repertoire that gives us the ability to communicate.
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Llengua: Italià.
Document: Article ; recerca ; article ; publishedVersion
Matèria: Representació de l'espai ; Viatge ; Petrarca ; Geografia ; Rappresentazione dello spazio ; Viaggio ; Petrarch ; Geography ; The representation of space ; Journey
Publicat a: Quaderns d'Italià, N. 11 (2006) p. 273-289, ISSN 1135-9730



17 p, 140.0 KB

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